Il Giornale: “Bisogna creare una rete per le mamme”. Infanticido di Voghera, le parole della psicologa

In Italia, ogni anno, 100mila donne soffrono di depressione post partum. Che cosa si cela dietro questo buco nero? Lo abbiamo chiesto a Sara Lindaver, psicologa e psicoterapeuta
L’infanticidio, un evento tragico che scuote nel profondo, ci obbliga a guardare cosa si cela dietro al dolore di una mamma che cade nel baratro. Il caso di Voghera, nel quale una donna ha tolto la vita al proprio piccolo, è un campanello d’allarme sul rapporto tra malessere mentale perinatale, isolamento e mancanza di prevenzione.
Ogni anno in Italia circa 100.000 donne vivono una forma di depressione post partum. In alcune situazioni gravi questo disagio mentale può sfociare in comportamenti estremi: autoaccuse, perdita di contatto con la realtà, fino al caso limite dell’infanticidio. Nel caso citato, si parlava di una madre che “desiderava il figlio più di ogni altra cosa”, ma che ha cominciato a soffrire in modo silenzioso, poi sempre più evidente, fino al momento drammatico. ilGiornale.it
Riconoscere i segnali del disagio
Spesso il problema non nasce dal nulla, ma si manifesta attraverso segnali che restano inosservati o sottovalutati. La depressione post partum può avere un esordio durante la gravidanza o nelle settimane successive al parto. Tra i sintomi più comuni ci sono tristezza persistente, perdita di interesse per le attività quotidiane, difficoltà con il sonno (sia eccessivo che insufficiente), stanchezza cronica, perdita di appetito o un significativo aumento della fame. ilGiornale.it
In forme più gravi, si può arrivare alla psicosi puerperale dove disturbi dell’umore, allucinazioni, deliri e comportamenti violenti diventano parte della manifestazione clinica. In tali casi, è fondamentale un intervento tempestivo. ilGiornale.it
Il ruolo della rete di supporto
Uno dei punti centrali della riflessione è la necessità di costruire “una rete per le mamme”. Ciò significa che il sostegno non debba restare solo nella sfera privata, ma che venga strutturato socialmente, nelle comunità, nelle strutture sanitarie, negli ospedali, nelle politiche pubbliche. ilGiornale.it
Durante la gravidanza, gli operatori sanitari dovrebbero essere formati non solo su aspetti fisici ma anche su segnali di malessere psicologico, ansia, senso di isolamento: questi possono essere anticorpi contro la depressione post partum se intercettati per tempo. Nel periodo immediatamente successivo al parto, un punto di contatto costante con servizi di cura, ostetricia, pediatria può diventare un’ancora per la mamma, permettendo di monitorare il suo stato psicologico e intervenire quando necessario. ilGiornale.it
Terapia e percorso di guarigione
È importante chiarire che la depressione post partum non è una condanna permanente. È curabile, specie se la diagnosi arriva in tempo e se viene offerto un supporto concreto, sia psicoterapeutico che, nei casi più gravi, farmacologico. Il percorso terapeutico deve tener conto della complessità della persona, del ruolo di madre, dei suoi timori, dei suoi conflitti interni, delle sue risorse. Senza giudizio, senza isolamento. ilGiornale.it
La guarigione può richiedere mesi, anche un anno o più, specie laddove il sostegno è carente. In molte situazioni la mamma stessa fatica a chiedere aiuto: il senso di colpa, la paura del giudizio, la pressione sociale, il desiderio di essere “perfetta” rendono ancora più difficile aprirsi. ilGiornale.it





